LA FASCISTA REPUBBLICANA FRANCA BARBIER,

MEDAGLIA D’ ORO AL VALOR MILITARE ALLA MEMORIA.

FRANCA BARBIER ALLA QUALE ERA STATO AFFIDATO L’ INCARICO DI INDIVIDUARE ALCUNE BASI PARTIGIANE DELL’ ALTA VALLE, CADDE IN UN TRANELLO : CONDANNATA A MORTE DAL CAPO BANDA “AUTONOMISTA” CESARE OLIETTI, DETTO “MESARD” AFFRONTO’ CORAGGIOSAMENTE IL PLOTONE D’ ESECUZIONE IL 25 LUGLIO 1944.

AVEVA 21 ANNI

mercoledì 21 settembre 2016

LE PRIME AUSILIARIE CADUTE IN SERVIZIO FURONO ROSA ANNIBALI, MARIA CENTAZZO, SANTINA SCAPAT, TERESA MENDER E ROSINA MARCHIOLI, CHE RESTARONO UCCISE  IL 26 LUGLIO 1944 IN SEGUITO ALL’ ATTENTATO COMPIUTO DAI “GAPPISTI” A CA’ GIUSTINIAN, SEDE DELLA FEDERAZIONE DEI FASCI REPUBBLICANI DI VENEZIA


FRANCA BARBIER AUSILIARIA. 
SERVIZI SEGRETI DELLA RSI. 

MEDAGLIA D’ORO.

Alla memoria dell’eroica Ausiliaria è stata decretata la Medaglia d’Oro, con la seguente motivazione:
«Franca Barbier: catturata dai partigiani manteneva un contegno deciso, rifiutando di entrare a far parte della banda e riaffermando la sua intransigente fedeltà all’Idea.
Condannata a morte dal tribunale dei fuorilegge, le fu promessa la vita se avesse rinunziato ai principi suoi. Rimasta ferma nella sua fede e portata davanti al plotone di esecuzione, ebbe la forza di gridare: – Viva l’Italia! Viva il Duce! – ordinando il fuoco. Fu uccisa dal capo con un colpo alla nuca. Fulgido esempio di volontaria, la sua morte è fonte di luce».
La Salma viene rintracciata solo nell’ottobre del ’46. Oggi riposa nella tomba di famiglia, accanto al fratellino Franco, morto a pochi anni. 

L’ ULTIMA LETTERA INVIATA DA FRANCA BARBIER ALLA MADRE  POCHE ORE PRIMA DI ESSERE UCCISA. IL COMPORTAMENTO DELLA GIOVANE FASCISTA REPUBBLICANA COMMOSSE I PARTIGIANI CHE DOVEVANO FUCILARLA AL PUNTO CHE QUESTI SI RIFIUTARONO DI SPARAGLI. IL COMANDANTE DEL PLOTONE DI ESECUZIONE, ALLORA, UN EX MARESCIALLO DELL’ ESERCITO, FULMINO’ FRANCA CON UNA PALLOTTOLA NELLA TEMPIA. LA SALMA DELLA GIOVANE VENNE RECUPERATA SOLTANTO NEL 1946.


24-7-44- XXII
Mamma mia adorata,
purtroppo è giunta la mia ultima ora. E’ stata decisa la mia fucilazione che sarà eseguita domani, 25 luglio. Sii calma e rassegnata a questa sorte che non è certo quella che avevo sognato. Non mi è neppure concesso di riabbracciarti ancora una volta. Questo è il mio unico, immenso dolore. Il mio pensiero sarà fino all’ultimo rivolto a te e a Mirko. Digli che compia sempre il suo dovere di soldato e che si ricordi sempre di me. Io il mio dovere non ho potuto compierlo ed ho fatto soltanto sciocchezze, ma muoio per la nostra Causa e questo mi consola.
E’ terribile pensare che domani non sarò più; ancora non mi riesce di capacitarmi. Non chiedo di essere vendicata, non ne vale la pena, ma vorrei che la mia morte servisse di esempio a tutti quelli che si fanno chiamare fascisti e che per la nostra Causa non sanno che sacrificare parole.
Mi auguro che papà possa ritornare presso di te e che anche Mirko non ti venga a mancare. Vorrei dirti ancora tante cose, ma tu puoi ben immaginare il mio stato d’animo e come mi riesca difficile riunire i pensieri e le idee. Ricordami a tutti quanti mi sono stati vicini. Scrivi anche ad Adolfo, che mi attendeva proprio oggi da lui. La mia roba ti verrà recapitata ad Aosta. Io sarò sepolta qui, perché neppure il mio corpo vogliono restituire. Mamma, mia piccola Mucci adorata, non ti vedrò più, mai più e neppure il conforto di una tua ultima parola, né della tua immagine. Ho presso di me una piccola fotografia di Mirko: essa mi darà il coraggio di affrontare il passo estremo, la terrò con me.
Addio mamma mia, cara povera Mucci; addio Mirko mio. Fa sempre innanzitutto il tuo dovere di soldato e di italiano. Vivete felici quando la felicità sarà riconcessa agli uomini e non crucciatevi tanto per me; io non ho sofferto in questa prigionia e domani tutto sarà finito per sempre.
Della mia roba lascio te, Mucci, arbitra di decidere. Vorrei che la mia piccola fede la portassi sempre tu per mio ricordo. Salutami Vittorio. A lui mi rivolgo perché in certo qual modo mi sostituisca presso di te e ti assista in questo momento tragico per noi Addio per sempre, Mucci! Franca
in:”LETTERE DEI CADUTI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA” L’Ultima Crociata Editrice. 1990. Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI



Inno del Servizio Ausiliario 
"Canta giovinezza"
Canta, giovinezza, la canzon del cuore
presa dall’ebbrezza e da un comune ardore.
È la Patria amata
che rinasce alata
la Patria che di luce splende ancora.
Noi ci recheremo in guerra
se la Patria lo vorrà.
Morirem su nostra terra
e se l’Italia vice
bello pur sarà.
È nata dal dolore
nel cuore la fiamma ardente
che le ali ci darà.
È la nostra prima guerra
lo giuriam, si vincerà!

Preghiera del Servizio Ausiliario
Preghiera dell'ausiliaria
Signore del Cielo e della Terra,
accogli l’umile, ardente preghiera
di noi, donne italiane,
che sopra gli affetti più cari,
poniamo Te o Signore, e la Patria.
Benedici le nostre case lontane,
benedici il lavoro delle nostre giornate,
raccogli, come offerta di redenzione
per la Patria tradita,
il sangue degli eroi, dei martiri,
il pianto delle madri private dei figli,
il singhiozzante grido dei bimbi
privati delle madri per
la sadica ferocia nemica.
Fa, o Signore, che la resurrezione
della Patria sia vicina,
concedi la vittoria.
Benedici sul mare l’Italia,
sulle terre insanguinate ed oppresse,
su tutti i cieli, la Bandiera Repubblicana,
libera, potente, sicura.
Benedici i nostri morti in noi sempre vivi,
che levano verso Te, su in alto,
la Bandiera d’Italia
che mai
sarà ammainata.
Conservaci il Duce.
Benedici.





IN RICORDO DI GIULIA TARTAGLIA
Omaggio alla giovane nettunese stuprata e uccisa dai soldati americani

Il 22 Febbraio 1944, era un giorno particolare per la popolazione di Nettunia, occupata da un mese dagli eserciti angloamericani. Fallita oramai, in modo clamoroso, ogni velleità offensiva contro le difese germaniche di Cassino, gli Alleati si trovarono bloccati sulla testa di sbarco di Nettunia, impossibilitati a muoversi. L’operazione anfibia, che avrebbe dovuto portare gli Angloamericani sui Colli Albani e, quindi, permettere agevolmente di conquistare Roma, era fallita e ci si trovò bloccati in quello che i Tedeschi, con sarcasmo, definirono il più grande “campo di concentramento” autogestito del mondo. In questa situazione di stallo, la popolazione civile rimasta bloccata all’interno della testa di ponte dovette essere – con le buone e con le cattive – espulsa dal territorio: iniziava così la deportazione di intere famiglie nel Merdione già occupato. Il 22 Febbraio 1944, fu la volta dello sfollamento obbligatorio per la famiglia Tartaglia. La giovane Giulia, di appena 17 anni, prima di raggiungere il punto di imbarco, volle salutare per l’ultima volta la sua casa, magari prendere un piccolo ricordo da portare con se in quel viaggio pieno di incognite e di speranze. Mai decisione fu più funesta. Giunta nei pressi della sua abitazione, posta all’incrocio tra Via Gorizia e Via Monte Grappa in Nettunia Centro (l’attuale Nettuno), incontrò dei soldati afroamericani. Fu l’inizio di un lungo calvario: stuprata e poi sventrata con un grosso pugnale. Subito soccorsa dalla Military Police, venne tentato il possibile per salvarla, ma i sanitari dell’ospedale militare da campo USA  non poteron far altro che costatarne la morte. Il suo corpo,  avvolto  in bende come una mummia e sommariamente composto in una cassa di legno provvisoria, fu tumulato senza tante cerimonie nel locale cimitero e la sua storia dimenticata – volutamente – da tutti. A 70 anni da quell’evento luttuoso, il Comitato Pro 70° Anniversario dello Sbarco di Nettunia ha posto sul luogo della morte di Giulia Tartaglia un mazzo di fiori, per ricordare alle Istituzioni assenti un dramma tenuto nascosto per interi decenni.
«E’ con particolare tristezza – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Responsabile culturale del
Comitato  Pro  70°  Anniversario  dello  Sbarco  di  Nettunia  –  che  adempiamo  ad  un  opera  di supplenza istituzionale. A 70 anni da quegli eventi, la povera Giulia non ha ancora la dignità di un ricordo. Certo, si trattò di un episodio marginale nel contesto dell’immane conflitto che sconvolse i continenti, ma l’opera di occultamento di questo crimine di guerra non ha giustificazione di sorta, se non nell’omertà e nel servilismo di troppi che si sono piegati alla falsa mitologia dei “liberatori”. Abbiamo proposto all’Amministrazione comunale di ricordare Giulia Tartaglia con una lapide posta sul luogo del suo assassinio. Non abbiamo mai ricevuto risposta.
Speriamo che nessuno, come oggi va di moda, pensi di dare la cittadinanza onoraria delle nostre città anche a quei barbari che con tanta violenza infierirono sulla nostra piccola concittadina».

Ufficio Stampa Comitato Pro 70° Anniversario dello Sbarco di Nettunia
Da Ares Agenzia di Notizie